Il latte: la sua versatilita’ negli anni 50

in IDEAS/Salty

Franco, il nostro Amico Enogastronomo ci invia un bel racconto ambientato all’inizio degli anni 50 che ricorda alcune modalità di impiego del nobile alimento Latte.

Tutto inizia così…

”Negli anni ’50 passavo molte giornate a casa di nonna Maria, una robusta affabile Signora dai capelli bianchi, dai modi gentili e buona d’animo. Madre di 12 figli era abituata a cucinare e nel tempo aveva imparato anche ad ottimizzare tutti i prodotti di casa e che la natura ci offriva. La ricordo, nei pochi momenti di riposo che aveva a disposizione, seduta a fianco della stufa a legna, non a caso, conosciuta come “cucina economica”(riscaldamento e cottura degli alimenti); a farle compagnia, sopra le piastre che accumulavano il calore, c’erano sempre pentolini o tegami che sobbollivano. C’erano vari ragout, che poi avrebbero condito pasta, spezzatino e il pollo (di cortile), il caffè d’orzo, con l’”occhio aperto”, sempre pronto per eventuali ospiti e, ricordo in particolar modo, un recipiente contenente del latte che, senza bollire, formava in superficie una “tela” che (con mia sorpresa) si prestava a diversi impieghi: ad esempio, riposta sul pane con lo zucchero era una “Bontà Unica” che era esaltata nelle sue peculiarità se inzuppata nel latte ancora caldo!
E’ il caso di dire che, sul latte, vari ricordi affiorano. Ricordo infatti che, appena munto, si lasciava riposare in un luogo fresco e dopo alcune ore, il grasso salito in superficie, veniva rimosso con grande maestria e riposto in una particolare bottiglia panciuta dove veniva agitato vigorosamente per molto tempo fino a trasformarlo in una massa solida (il burro) che separava dal liquido chiamato “latte povero”. Quest’ultimo lo si poneva poi sulla stufa a riscaldare, senza portarlo ad ebollizione, fino a far formare la (ormai famosa) “tela” che veniva utilizzata per aromatizzare e condire vari piatti. In particolar modo ricordo il pollo al forno con scalogno, cipolle, sedano, carote, e pomodoro al quale, poco prima che la cottura fosse ultimata, veniva aggiunta per esaltarne ogni sapore. Anche la fumante polenta che accompagnava il piatto era felice di farsi gustare  sapendo di essere in compagnia di questa delizia lattea.”

Che dire ancora?

Riteniamo che quanto raccontatoci possa essere metaforicamente reso proprio, adattato e preso come fonte di ispirazione per ricercare soluzioni la dove esista una necessità latente sia per se stessi che per il consumatore, e perchè no, per realizzare nuove idee da proporre a tutti gli esploratori del gusto!

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