Quando il design diventa ospite

in Concepts and Design/WORLD

Come quando due correnti d’aria opposte si scontrano e creano eccezionali effetti atmosferici così è Montreal, una città a due dimensioni: open air e sotterranea, estiva e invernale dove il Nord America si unisce ai geni della vecchia Europa per creare tante idee effervescenti. Da qualche anno ormai sono rimasta affascinata dalla capitale economica e culturale del Quebèc per questa sua anima viva e trainante.

Voglio parlare di uno degli Interior Designer locali specializzato in Restaurant Design che bene rappresenta il fermento creativo di questa città. Braun Braën, questo il suo nome, è considerato da alcuni il designer della provocazione e dell’illusione. Un ribelle con spirito iconoclasta, ma molto bravo ad ascoltare ed osservare la vita. Uno di quei designer che progetta lo spazio istintivamente. Per lui, infatti, gli interni devono essere vivi e, per farlo, li dota di oggetti provocatori e giubilatori.

Da buon autodidatta non cerca di imporre uno stile formale affermando che “alcune persone sono limitate a un numero limitato di idee. Io, mi annoio con l’uniformità”. Il suo punto di partenza nella progettazione di locali sta piuttosto nell’osservazione degli spazi sia in termini volumetrici, che in potenziale emotivo. La firma più distintiva di Bruno Braën è probabilmente nel suo acuto senso del dettaglio. Libero da tutte le convenzioni, pensa agli oggetti come pezzi unici della creazione al fine di contestare idee preconcette.

Questa filosofia ha portato a decori particolarmente originali, come le teste di struzzo che spuntano dalle pareti del BilyKun bar o il lampadario spettacolare sopra il bancone del Pullman Bar, realizzato su bicchieri di vino, che crea l’illusione della ricchezza aristocratica.

 

“Credo nel design sul campo, nell’essere capaci di inventare oggetti con le proprie mani e non solo seduti al tavolo da disegno: perché è così che vengono le idee, soprattutto se il budget è limitato”.

A mio avviso questo designer rappresenta bene l’anima della sua città proprio per la sua filosofia di progettazione che si contraddistingue per il fatto che è saldamente legato alla sua cultura ama osservare ed ascoltare gli spazi e le persone piuttosto che imporre uno stile solo perché è di moda

.

Nei prossimi post vi parlerò alcuni dei suoi lavori, rimanete in contatto!

 

 

 

 

Cristina Martinelli si occupa di Design della Comunicazione. Dal 2011 su FOOD in progress dove scrive di food design, di food photography, di nuove idee e concept legate all'appassionante mondo del cibo.

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